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La misura delle distanze - 6

Breve storia degli strumenti per la misura topgrafica

di Luigi Colombo: Istituto di Topografia, Fotogrammetria e Geofisica, Politecnico di Milano
Attilio Selvini: Istituto di Geodesia, Topografia e Geofisica Mineraria, Università di Bologna.

La misura delle distanze - 6

Evoluzione delle aste per le misurazioni geodetiche



Carl Pulfrich

E' Brander, nel 1781, a proporre un telemetro a specchi, seguito nel 1790 da Ramsden con telemetro a prismi e semimmagini. Solo nel 1888 i già citati Barr e Stroud realizzano uno strumento adatto all'uso topografico; ma è Carl Pulfrich, il padre dello stereoscopio (1858-1927), a produrre nel 1900 alla Carl Zeiss di Jena il primo telemetro steroscopico che tanta diffusione avrà per scopi militari, mentre saranno modeste le sue applicazioni in campo topografico.Va ricordato che Pulfrich lavorò su un brevetto del francese Grousillier del 1893.
La misura delle basi geodetiche, introdotta da W. Snell, Snellius (1591-1926) richiedeva l'uso di longimetri diretti di precisione ben superiore alle catene, ai nastri, alle ruote dentate. Snellius usò a Leiden nel 1615 delle pertiche di legno appoggiate al suolo; altrettanto fecero Norwood nel 1633 per la misura della base fra Londra e York e poi Pichard nel 1669.
Era allora ignorata l'influenza della temperatura e dell'umidità e i risultati furono modesti. Solo all'inizio del XVIII secolo Cassini usò aste metalliche, misurando la temperatura e quindi tenendo conto delle variazioni di lunghezza: gli errori furono però ancora rilevanti per il consueto appoggio sul terreno delle aste, dato che i supporti erano allora ignorati.
Questi furono introdotti da R.G. Boskovic (1711-1787) e dal suo confratello G.B. Beccaria: il primo per la misura della base dell'Appia, il secondo per quella di Rivoli. Le pertiche sono di legno, disposte su cavalletti e rese orizzontali con cunei di legno, nonchè allineate con teodolite.
La misura delle basi diventa "scientifica" però solo con Reggio, Oriani e De Cesaris, i tre astronomi di Brera che nel 1788 usarono pertiche di ferro a T su travi di legno per la misura della base di Somma lungo il corso del Ticino; tutti gli accorgimenti noti sono qui utilizzati ed infatti le successive misure della base, l'ultima nel 1878 per opera dell'IGMI, ne confermano la bontà originaria.
Sarà F.W. Bessel (1784-1846) ad usare le aste bimetalliche, ideate peraltro da Borda, impiegando cunei di vetro e sfruttando così le diverse dilatazioni di ferro e zinco come termometro interno.
Le aste a tratti, proposte dal Porro con i suoi telescopi panfocali sono usate dall'americano Hassler; è infine il proferssore svedese M. Eduard Jäderin dell'Università di Stoccolma a proporre come basimetri, nel 1878, fili o nastri di acciaio in tensione, con piastrine terminali e indici su treppiede. L'apparato verrà perfezionato quando, nel 1900, Benoit e Guillaume introdurranno la lega di ferro e nichelio detta invar, con coefficiente di dilatazione lineare pari a circa 1/10 di quello dell'acciaio.
Passerà ancora mezzo secolo e si giungerà finalmente alla misura elettronica delle distanze, sia lunghe che corte, sia di precisione tecnica che geodetica.

 
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