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La misura delle distanze - 5

Breve storia degli strumenti per la misura topgrafica

di Luigi Colombo: Istituto di Topografia, Fotogrammetria e Geofisica, Politecnico di Milano
Attilio Selvini: Istituto di Geodesia, Topografia e Geofisica Mineraria, Università di Bologna.

La misura delle distanze - 5

1866: Il primo moderno distanziometro



RTa4 Zeiss
Capostipite dei moderni distanziometri riduttori (non totalmente autoriduttori, richiedenti cioè alcune operazioni manuali) è lo strumento proposto nel 1866 dal francese E. Sanguet.
Si tratta in realtà di un clisimetro con scala tangenziale verticale: fatte due letture alla stadia con due diverse inclinazioni del cannocchiale, sì che per esempio la differenza delle pendenze sia di 1/100, la distanza viene data dal prodotto dell'intervallo di stadia per l'inverso di tale differenza, cioè nel caso esemplificato per 100.
Segue nell'anno successivo lo strumento di Wagner, costruito dalla casa tedesca Fennel; nel 1889 il riduttore di Charnot con scala orizzontale; nel 1898 quello di Vogler, costruito da Hildebrandt a Freiberg; nel 1900 altro strumento di Doergens, poi infine nel 1912 quello del francese Balu, prodotto dalla Kern di Aarau.
Solo in Sanguet ha successo, soprattutto nel paese d'origine, e viene prodotto in migliaia di esemplari: esso ispirerà ancora nel secondo dopoguerra, il TARI della Salmoiraghi, anche se qui la scala tangengiale è disposta sul cerchio verticale.
I riduttori e gli autoriduttori con reticolo di varia foggia, per fare in modo che il prodotto della costante strumentale K per cos2 alfa possa rimanere costante con l'elevazione del cannocchiale (K = f/r: o varia f, come nello strumento del Porro, o varia r, distanza fra i tratti del reticolo) nascono un pò più tardi di quelli a scala tangenziale.
La prima proposta è degli italiani Roncagli e Urbani (1890) a fili mobili (soluzione che verrà adottata molto più tardi da Kern).
Su questo, R. Von Hammer (1858-1925) - professore a Stoccarda - progetta il primo vero autoriduttore di questa classe che avrà gran successo; sarà costruito da Fennel nel 1900 e gli verrà applicato il cannocchiale centralmente anallattico del Porro. Nel 1919 il norvegese Dahl ne studia e propone un miglioramento; per oscuri motivi però solo nel 1932 viene costruito un prototipo e la serie, essa pure di successo e dotata del nuovo cannocchiale a lunghezza costante progettato da H. Wild per Zeiss, vede la luce con gran ritardo nel 1942.
Il Dahlta (Dahl Tachymeter) non avrà tuttavia forte diffusione, per via dello stato di guerra in atto.
Il geometra svizzero Leemann nel 1930 brevetta una variante dell'autoriduttore a fili, su cui Kern costruirà nel 1929 il DKR e nel 1946 il DKRM. Su tale brevetto, con varianti modeste, è fondato anche il Wild RDS nel 1951, il TA-D1 della ungherese MOM (1959), il russo TA-2 (1959) ed infine l'RTa4 Zeiss di Oberkopchen del 1967. La misura ottica delle distanze è possibile anche usando stadia orizzontale e cannocchiale con reticolo a tratti distanziometrici verticali; una variante che prescinde dal reticolo a tratti, è quella con cuneo prismatico.
L'idea della "doppia immagine" dovuta al cuneo, risale allo statunitense Richards, nel 1894, rimasta però senza applicazione pratica.
L'idea era stata già in precedenza applicata a un telemetro, in altra versione, dagli inglesi A. Barr e W. Stroud, precisamente nel 1888. Nel 1922, il topografo svizzero R. Bosshardt (1884-1967) ottiene il brevetto per un dispositivo capace di autoridurre le distanze inclinate, mediante letture su stadia orizzontale. E' del 1924 il prototipo Redta (Reduktions Tachymeter) Bosshardt-Zeiss.
Per diffondere anche presso i vari organismi pubblici del centro-Europa la propria invenzione, Bosshardt pubblica nel 1930 un volumetto e addirittura Otto Von Gruber ne fa oggetto di minuziose ricerche. La precisione del nuovo autoriduttore a diasporametro è stupefacente per i tempi.
Nasceranno poi, sull'onda del successo del Redta Zeiss e con le solite varianti il DK-RT Kern (1947) e l'RDH Wild (1950).

 
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