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La misura delle distanze - 4

Breve storia degli strumenti per la misura topgrafica

di Luigi Colombo: Istituto di Topografia, Fotogrammetria e Geofisica, Politecnico di Milano
Attilio Selvini: Istituto di Geodesia, Topografia e Geofisica Mineraria, Università di Bologna.

La misura delle distanze - 4

Porro e la distanza orizzontale ottenuta senza la misura degli angoli verticali.


Figura 20 - L'autoriduttore di Perini
Dovrà passare ancora quasi un secolo prima che H. Wild costruisca il cannocchiale di lunghezza costante praticamente anallattico, nel quale cioè il vertice dell'angolo parallattico oscilla di pochi millimetri intorno al centro dello strumento, per cui la costante additiva è nulla solo per una data distanza, mentre è praticametne nulla per tutte le altre al di là delle distanze di alcuni metri, che è inutile misurare indirettamente. Nell'intervallo di quasi un secolo fra i lavori del Porro e quelli di Wild s'era manifestata la necessità, grazie anche allo sviluppo enorme assunto dalla topografia celerimetrica, cioè numerica, rispetto ai vecchi metodi di rilevamento diretto del terreno, di disporre di formule semplicemente moltiplicative e prive di funzioni trigonometriche anche quando la visuale del cannocchiale distanziometrico fosse inclinata. Il primo a pensare a questo e a realizzare uno strumento "autoriduttore", capace cioè in ogni caso di fornire il valore della distanza orizzontale senza eseguire prodotti trigonometrici e soprattutto senza misurare angoli verticali, fu ancora il Porro. Egli costruì allo scopo il cannocchiale stenallattico, in cui la focale variava con l'inclinazione dell'asse di collimazione sì da far rimanere indipendente dall'angolo di altezza la costante distanziometrica.
Lo strumento del Porro non ebbe fortuna; tutta la seconda metà del XIX secolo fu un fiorire di invenzioni e proposte per la costruzione di autoriduttori fondati su due metodi distinti: le scale tangenziali ed i reticoli a diagrammi. In verità, un antesignano dei "riduttori" venne ideato già nella seconda metà del XVIII secolo da Lodovico Perini (fig. 20). Lo strumento, di legno o metallo era strutturato come il "diagramma di Orlandi" di un secolo e mezzo dopo; aveva serie di semicerchi concentrici (di diametro corrispondente a varie distanze) ed un'asta collimatrice (di inclinazione variabile). L'uso è intuitivo, dato che l'intersezione fra un semicerchio e la riga obliqua permette di leggere sulla proiezione a tal punto, nella parte dei diametri comuni, la distanza ridotta

 
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